Frequento la Sardegna da quasi trent’anni e non ci ero ancora stato. Così, quest’anno mi sono deciso. È una di quelle negligenze che andavano medicate, per cui ho pensato che, oltre che vedere la Maddalena, la Costa Smeralda, era doveroso andare ad Orgosolo.
È trascorso un mese da questa visita di cortesia e – una volta lasciati decantare entusiasmi e perplessità – ardisco a pensare che, soprattutto nell’attuale momento storico, fare un giretto nel paesino del Supramonte divenga una tappa imprescindibile: un modo per capire, non tanto e non solo questa regione, ma l’Italia intera e la sua vicenda post unitaria. Può parere eccessivo, ma, quel “Paese interiore”, che si svolge in tutte le aree che non sostano sui crocevia economici e non si affacciano sul mare, e che ancora di più si sono radicate nelle valli montuose – un ampio territorio sottoposto sempre più all’abbandono, alla dimenticanza – trattiene in sé alcuni significati essenziali e il divenire della nostra storia.
Orgosolo, in modo particolare, ce li ha proprio tatuati addosso…
Prima di tutto, lo si legge nello scheletro, nelle tragitto urbanistico, nel dissidio e nel dissesto edilizio. Poi, chiaramente, in modo eccezionale, il paese lì ha dipinti sull’intero suo dorso. Scivolando tra vicoli, slarghi, pertugi e scale si ricostruisce il dramma dell’ingiustizie, delle prepotenze, della faticosa, interminabile lotta dei “piccoli della storia”. Un racconto continuo, particolare e universale insieme, che rimanda a tratti locali – legati al banditismo e alla Barbagia – ma che ha echi con le vicende del mondo intero: l’Italia contadina, operaia, mineraria – identicamente come l’Asia, l’Africa e soprattutto il Sudamerica – trovano, qui, il loro poema.
Trovano anche ampio spazio l’opacità, l’inefficacia, l’opportunismo di un’eterna, impresentabile classe politica.
Ho cominciato il mio tragitto casualmente in via Gramsci e – anche lì, per pura casualità – l’ho concluso, da buon bergamasco, davanti al profilo gigante di Papa Giovanni e ad un suo attualissimo monito tratto da “Pacem in Terris”.
…Per capire chi siamo stati, cosa siamo ora e, forse, per progettare con intelligenza il nostro futuro, luoghi come questo vanno certamente visitati.
Luca


































